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IL Coaching Spirituale di Laura Cuttica Talice
Il Life Coaching spirituale vola oltre gli ostacoli per trovare quel potenziale personale non solo nelle esperienze vissute nella vita presente, ma anche in quelle d’altre vite importanti il cui rudimento è rimasto nel mondo dei ricordi cui si accede solo se i limiti, i freni, l’impotenza della razionalità sono allentati.
Il coaching spirituale in senso lato, considera non solo la vita dell’uomo, ma anche della cultura in cui vive con un’osservazione dall’alto, una visione lontana che precede gli avvenimenti, li può avvertire prima che avvengano per prepararli o scongiurarli. Questa possibilità è incredibilmente utile per costruire un mondo migliore o per impedire che accadano tragici avvenimenti.
E’ un gran bene per l’umanità procedere in tal senso. E’ un’evoluzione di quanto avveniva anticamente quando sui velieri era collocato un cestello sull’albero più alto, chiamato coffa, dove saliva un marinaio per avvistare per primo i pericoli o la terra dove approdare. Oggi questa funzione è stata sostituita dal moderno radar.
Anche le torri costruite sopra colline o monti o le torri alte dei castelli avevano la funzione di avvistare, segnalare l’arrivo dei nemici.
Le culture che ci hanno preceduto erano imbevute di paure ed è quindi comprensibile come siano così diffuse le paure nell’animo umano. Le paure sono invenzioni della mente. Le paure sono fatte soprattutto d’emozioni e l’inconscio raccoglie le emozioni per catalogarle e conservarle. Raccoglie tutte le emozioni nel corso della vita quelle belle, positive, esaltanti che contrastano quelle negative, deprimenti.
Da questa consapevolezza nasce la possibilità di accedere a tutto il potenziale positivo che uno possiede e per farlo occorre che la mente razionale non interferisca con pensieri negativi o dubbi che impedirebbero la ricerca.
Ecco perché il rilassamento aiuta a fermare il turbine dei pensieri e velocizza l’accesso ad altri pensieri e quindi anche ai ricordi.
Il coaching è una comunicazione speciale per ottenere un rapporto speciale di reciproca stima e fiducia con il cliente.
La comunicazione ipnotica è il collante giusto per risolvere e ottenere i migliori risultati nelle situazioni più complesse.
Questa comunicazione è l’ideale nel coaching spirituale o transpersonale di cui sto parlando, che è adatto quando il coachee non sa trovare risposte logiche. Essere felici è l’obiettivo della vita e imparare ad essere felici è il viaggio. Comprendere cosa sia la felicità è l’appagamento.
Questi obiettivi sono perseguibili dalle persone che scelgono di crescere. Di solito queste persone sono anime antiche che hanno già fatto un lungo percorso ricco di esperienze, il percorso dell’anima e le vie di questo percorso sono molteplici.
Un esempio di queste esperienze è quello di affrontare il distacco dagli affetti e uno dei distacchi difficili è quello diventare liberi dopo essersi staccati dai legami archetipici che hanno contato tanto nei primi anni di vita, distacco doloroso, ma necessario per crescere o quando è un legame tossico.
Per legami archetipici s’intendono quelli con il padre, la madre, con i fratelli o sorelle, i figli e con l’altro inteso come compagno o compagna.
I legami sono tossici quando non esiste una comunicazione empatica di comprensione e di volontà di capirsi col cuore. Allora viene il momento di lasciarsi. La vita è un continuo distacco.
Ci si distacca dallo Spirito da cui proveniamo, dalla pancia della mamma, dal suo seno o biberon, dalla culla, dalla mano che sostiene i primi passi e s’inizia a camminare, dai giocattoli, dai compagni di scuola, dalla prima infatuazione, dalla scuola, dalla famiglia, dai figli, dal lavoro, dagli amici, dalla vita….La vita è altresì un continuo attaccamento.
Il primo attaccamento è rappresentato dalla volontà di nascere, poi alla mamma, alla famiglia, ai giochi, ai luoghi, agli amici, ai compagni, allo studio, al lavoro, all’amore, al compagno di vita, alla casa, ai figli, ai valori per cui vivere, a qualsiasi fede, al posto in cui si vive, alla nazione, allo scopo per cui vivere…
In questi distacchi e attaccamenti c’è tutto il segreto dell’infelicità o felicità della vita dell’uomo.
L’infelicità arriva quando i legami sono avvelenati, come ho già accennato prima.
E’ naturale abituarsi al distacco da tutti e tutto e viene il tempo per farlo. Tuttavia quando il distacco è rappresentato da un rifiuto da parte delle figure parentali o da una morte è sicuramente molto doloroso.
Ma dipende da noi districarci tra la felicità e l’infelicità, la saggezza ci dice di tenere sotto controllo questa capacità e di cercare sempre la via della felicità.
Un modo è questo: smettere di lamentarsi e dirigere la prua della nostra nave verso ciò che va bene in noi.
Se si è immersi in pensieri o situazioni positive, si crea una situazione interna di benessere che corrisponde anche ad un a benessere fisico.
Al contrario pensieri o situazioni negative creano stati interni di malessere che segnano l’inizio di malanni vari o malattie fisiche.
Qui vediamo chiaramente in azione i tre corpi di cui siamo formati: quello fisico, quello emozionale, quello mentale.
Il quarto, più importante di tutti, quello spirituale ha potere su tutti gli altri, per questo, farne la conoscenza e viverlo è la grande meta.
Ci conviene esserne consapevoli ed avere capacità di scelta.
La bussola della nostra vita deve segnare sempre il nostro nord che rappresenta la nostra positività, i valori che sembrano guidare geograficamente i nostri passi.
La vita c’insegna che dobbiamo procedere, andare avanti, perché la vita continua comunque.
Procedere senza fardelli, il nostro compito è quello di rendere la nostra vita più leggera.
La vita e il tempo sono sinonimi, allora è saggio procedere senza appesantirci da continui ricordi negativi. L’immagine che mi appare è quella di avere pesi legati alle gambe o alle braccia, come i condannati ai lavori forzati che vivono la costrizione di scontare una dura pena. L’immagine opposta, quella della vita alleggerita dai pesi è il decollo di un aereo, di un aliante, di un uccello in volo.
Salendo di livello, quello spirituale, l’immagine che lo rappresenta è l’aquila, come simbolo che c’indica il cammino….
In termini generali, quanto ho affermato è semplice e comprensibile, ma al lato pratico è difficile da attuare. Perché?
Perché il nostro cervello, che è il posto di comando, ha psicologicamente un funzionamento complesso e lo spiego.
Immaginiamo il cervello come un contenitore con tre scomparti, come se fossero tre stanze.
Prima di fare qualsiasi gesto o comportamento, entra in azione la stanza del comando a cui si accede per mezzo dei cinque sensi, vale a dire, tramite immagini, parole o suoni, profumi, gusti, sensazioni, ovviamente o positive o negative.
Passata questa stanza s’incontra quella delle attitudini, i valori, le convinzioni che hanno contribuito a formare la personalità e che trasformano i dati in ingresso.
Non è finita, perché i dati si trasformano ancora incontrando un altro spazio in cui si mescolano con le emozioni, le sensazioni, i sentimenti.
La conseguenza di questa girandola d’incontri porta la trasformazione dei dati iniziali in dati diversi che generano una loro risposta che si esprime in modo verbale e non verbale e che a sua volta fornisce informazioni sulle strategie di pensiero delle persone che rispondono agli stimoli che hanno ricevuto.
La comprensione di questo modo psicologico di percepire gli eventi avviene per effetto di tre grandi condizionamenti che sono inevitabili nella vita d’ogni essere umano.
Un primo condizionamento è dato dal DNA personale d’ogni individuo e oltre alla eredità fisica-genetica che è immensa, diventa inimmaginabile se consideriamo l’eredità spirituale data dal lungo processo di reincarnazione che ha un profondo significato per ogni anima.
Un secondo condizionamento è dato dall’apprendimento avvenuto per effetto della famiglia in cui è nato ogni individuo, dall’educazione ricevuta, dalla scuola frequentata, dal posto in cui ha vissuto ecc.
Un terzo condizionamento è dato dalla storia personale che ha vissuto e vive la persona, con tutti i dolori e le gioie che l’hanno caratterizzata dalla nascita al momento in cui la persona decide di diventare più consapevole di quanto le accade.
In tutti questi motivi che condizionano lo sviluppo della personalità umana si celano le difficoltà a comprendere gli avvenimenti della vita o il desiderio di comprenderli meglio per imparare a dare una nuova direzione alle azioni e di conseguenza ai risultati della vita.
L’uomo è dotato di libero arbitrio, può avere la curiosità di capire, di voler cambiare, di evolvere, oppure può decidere di non far nulla, di sentirsi vittima ed impotente di fronte a quanto gli accade e in tal caso ogni giorno può essere segnato dalla sofferenza, tristezza e senso d’impotenza.
Il libero arbitrio è una meravigliosa opportunità che ha l’anima, quella di decidere.
Noi, per tutta la vita siamo di fronte a decisioni da prendere e questo rappresenta la grande libertà di cui è dotato l’uomo.
In questo contesto si pone il processo di coaching.
Il coach aiuta il suo cliente a prendere le migliori decisioni per i suoi obiettivi e il life coach in modo particolare spazia in tutta l’area della sua vita fisica, psichica, mentale e anche in quella spirituale.
Per praticare il Coaching Spirituale si parte sempre dalla relazione con il cliente.
L’ottima relazione è sempre enfatizzata dal fargli trovare lo scopo della sua vita.
Lo scopo scaturisce dal ricordo d’esperienze da lui fatte nel corso del tempo, particolarmente soddisfacenti, vittorie, conquiste, apprendimenti, risorse avute, comprensioni intuite, sensazioni provate.
Da tutto ciò emerge lo scopo evidenziato da una bella frase che il cliente compone autonomamente, frase che lo esalta e conferma di essere una persona unica e speciale.
Da questo stato emotivo è possibile esplorare nuove opportunità per trovare soluzioni impensate prima. Esse rappresentano la profondità del suo animo e la visione ampia e lontana della sua vita.
Il cliente trova le soluzioni anche con l’aiuto del suo inconscio che sa suggerirgli possibili risorse utilizzate anche in un passato di cui ha perso consapevolezza.
Per avere questo contatto, il coach lo guida facendolo entrare in uno stato di rilassamento dal quale è possibile che emergano spontanee intuizioni e talenti impensati.
Il rilassamento ha la funzione di allentare la pressione della razionalità con le sue ansie e pensieri negativi. Quando la razionalità allenta, è il momento dell’inconscio che non ha modalità logiche di funzionamento, ma modalità emotive, simboliche che si esprimono sotto forma d’immagini o sensazioni che equivalgono ad un linguaggio. Il coach aiuta a decodificare questo linguaggio e assiste alla sorpresa che ha il suo coachee nel constatare la sua produzione di risposte creative, assolutamente nuove e autonome.
Spesso il coachee è stupito dalle risposte che arrivano spontanee dall’inconscio che è stato invitato a collaborare e sempre sono risposte precise e creative a domande precise e potenti che sono rivolte dal coach all’inconscio saggio e pieno d’esperienze del suo cliente.
Questo momento creativo nell’arte del coaching, rappresenta una bella crescita per il coachee e un momento emozionante e felice della relazione di coaching.
Articolo gentilmente fornitoci dalla Dott.ssa Laura Cuttica Talice